Being mode: coltivare la presenza

 Being mode.  Modalità dell’ essere.  E’ un concetto che racchiude l’essenza della pratica di mindfulness.  Kabat Zinn parla della mindfulness come di una pratica che allena semplicemente ad essere, anzichè a fare. Marsha Linehan parla di being mind .

Stare in una modalità dell’ essere vuol dire essere pienamente presenti nel qui ed ora, senza doversi occupare o preoccupare di obiettivi e desideri. Non ci sono compiti nè valutazioni di merito. L’ unica cosa da fare è essere presenti ed osservare quello che accade all’interno, nella mente e nel corpo.

esserci

Siamo abituati a pensare al nostro tempo, alle nostre giornate come a un contenitore da riempire con cose da fare. Distinguiamo i giorni in base alle nostre attività, agli impegni quotidiani o settimanali.

Siamo così coinvolti nelle nostre attività che spesso facciamo fatica ad entrare in un tempo di riposo, come le vacanze. Ci vuole del tempo per abituarsi a non fare, e riuscire a godersi un tempo per il rilassamento.  E se ce lo concediamo, arrivano i sensi di colpa: avrei potuto finire quel lavoro, avrei potuto sistemare quelle cose, ecc.

Essere o fare?

Secondo Marsha Linehan, è importante imparare a bilanciare la modalità dell’ essere (being mode) e la modalità del fare (doing mode). Così spiega Corrado Pensa:

il gusto per le proprie attività e la pratica meditativa non devono essere in antagonismo. Infatti esistono situazioni in cui una pratica meditativa disciplinata porta più vitalità e gioia in quelle attività che prima venivano svolte in maniera automatica e alienata.

La cosa più difficile della pratica di mindfulness è rinunciare ad essere produttivi, per la famiglia, per la società , per l’azienda.  Nella modalità del fare siamo con la mente rivolti al futuro, confrontando costantemente la realtà con un modello. Per questo ci attiviamo, per produrre un risultato che si avvicini all’ obiettivo che abbiamo in mente.

Nella mindfulness invece non c’è un prodotto finito da portare a casa. L’unica cosa che resta è uno spazio interno, in cui essere presenti con se stessi momento per momento. E’ un allenamento alla presenza. Si impara ad essere presenti, ad esserci. Con una attenzione vigile e con animo compassionevole.

lasciare-andare

Attraverso i momenti in cui diamo spazio solamente all’essere, impariamo a relazionarci alla nostra vita con un atteggiamento di non-attaccamento. Ci sono cose importanti da fare, certo. Lavorare, occuparsi della famiglia, coltivare relazioni, ecc. Ma ogni cosa ha un termine, un limite temporale, di energie, che non sempre siamo disposti a riconoscere. Nell’esserci si impara a riconoscere quei limiti. Li si osserva, li si nota. Eccoli, e io posso lasciar andare le cose, le occupazioni, i pensieri.

Essere presenti

Alternare tempo di attività e tempo di pratica, ci educa ad essere più presenti nelle nostre stesse attività. Questo significa dare spessore alla nostra presenza. Quante volte pensiamo: sto con la testa da un’altra parte!

E il non dare attenzione, la non presenza è qualcosa che sfilaccia i legami, le relazioni. Di certe persone, ricordiamo che sono state presenti nella nostra vita. Che ci sono state vicine in un momento di difficoltà. Che ci sono state. Così Kabat Zinn parla di certi insegnanti, di maestri di vita di cui non ricordiamo più cosa dicessero. Ma ricordiamo bene la loro significativa presenza.

Autore: Silvia Zuccaro

Psicologa psicoterapeuta, pratico yoga e meditazione da diversi anni. Sono istruttrice di protocolli mindfulness MBSR(mindfulness based stress reduction) e MBCT(mindfulness based cognitive therapy) e insegnante di Hatha Yoga e Mindfulness Yoga. Vivo e lavoro a Roma.

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